lunedì, 14 gennaio 2008
author: Conigliolo @ 19:16
category: considerazioni molto importanti
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Il buon Capelli mi ha fatto venire in mente quando, da bambini, si giocava con le cerbottane.
Si andava in un negozio di animali, ci si comprava la propria cannetta (nell'unica accezione del termine che all'epoca si conosceva), di quelle da usare come trespolo per le gabbie da uccelli(nell'unica accezione del termine che all'epoca si conosceva), e poi la strada si divideva in due scuole di pensiero: quelli che ne erano capaci, si prendevano la propria bella rivista da parrucchiere e si confezionavano i bussolotti; quelli che viceversa difettavano in arte bussolottifera, o erano più pigri, andavano dal vetraio e si compravano dello stucco da infissi, per farne proiettili rotondi.

Entrambi gli stili avevano poi variazioni sul tema, come i bussolotti corazzati e le palline con la punta di stuzzicadenti dentro, per renderli più dirompenti.
Quelli che usavano la carta avevano in genere una gittata migliore; chi invece usava lo stucco, una rapidità di ricarica molto più elevata, dovuta al fatto che il grumo del materiale isolante era posto sulla cerbottana stessa, rendendo il rapid fire eccellente, anche se impiastrava mani, e spesso vestiti, inesorabilmente.

Erano micidiali armi da fuoco, con i quali ci si combattevano guerre tra bambini, si infilavano finestre aperte in strada, si centravano i buchi del culo dei gatti (a volte).
Spesso venivano sequestrate, ed allora ci si sfogava rompendo metà parte finale di una canna di bambù, ricavandone una sezione da poter infilare nella terra fresca, raccogliendone un po', per poi tirarla addosso, con uno scatto della mano, al proprio bersaglio.
Inutile dire che ben presto venivano vietate anche queste, da genitori che vedevano i propri figli rincasare conciati come dei minatori, ad allora si era costretti a limitarsi, in primavera- estate, a lanciarsi addosso le famigerate spighe di erba, quelle che rimanevano attaccate alle maglie.
Ce n'erano di due tipi: quelle più grosse fatte a spiga vera e propria, e quelle piccole, che venivano via a grappolo dallo stelo, ma erano altrettanto appiccicose.

Chissà se adesso i bambini giocano ancora i questa maniera o se sono state soppiantate da palestra, piscina e playstation, e chissà se sono ancora capace di scrivere dei post divertenti senza diventare una specie di nostalgico rompicoglioni.
venerdì, 11 gennaio 2008
author: Conigliolo @ 21:53
category: considerazioni molto importanti
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Volevo parlare della pentolaccia; quella cagata meravigliosa attraverso la quale i bambini rischiano i denti in un duplice modo.
Con il bastone mulinato contro lo sfuggente manufatto da qualche amico scarso di coordinazione e di diottrie in primo luogo, e poi secondariamente nelle settimane a venire, con il mostruoso carico di zuccheri che un buon raccolto comportava.

Noi bimbi di Ripamare ce la facevamo privata, per il nostro quartiere, e addirittura ricordo un paio di edizioni in cui,autarchicissimi, la imbastimmo per i nostri due soli caseggiati gemelli: del resto bastava andare a rompere un po' le palle ai condomini a farci sganciare qualche mille lire per comprare i dolci.
La maggior parte ce li davano volentieri senza fiatare e solo alcuni, che venivano immediatamente messi fra i cattivi ( non che questo comportasse nulla, se non una punta di astio nel salutarli), facevano qualche storia.
Pochissimi erano quelli che, per nulla impietositi dalla nostra tenera età, non davano niente,  perlopiù facendo finta di non essere in casa, come quando passa il prete a benedire.
A costoro, ancora adesso riserbo il mio più completo disprezzo e la voglia mai sopita di rompergli uno stuzzicadenti nel citofono quando passo sotto le loro abitazioni, o di fargli la fiancata stile impero con una chiave ben molata.
A parziale discolpa di queste stramaledette pigne (o taccagni, per i non coccinanti), c'è da dire che,io e Mauro, amico con il quale dividevo la buona e la cattiva sorte in imprese del cazzo tipo queste, sotto le elezioni facevamo lo stesso giro del quartiere portando di casa in casa i manifestini del partito socialista.
Avete letto bene, proprio di quello, ed ai tempi d'oro, peraltro. Un crimine in più a suo carico, mai arrivato ai disonori delle cronache, anche se alla fine ci divertivamo a farlo, e soprattutto ci faceva ridere moltissimo lo sputare sopra le cassette della posta per affiggere i più grandi, quando finivamo lo scotch.

Comunque, finita la fase di raccolta, si faceva il giro dei negozi di alimentari ( i supermarket non c'erano ancora)a comprare i dolci, dividendoli fra quelli di qualità (Goleador, cioccolatini e caramelle di marca), e quelli più scabecci (caramelle, cicche e liquirizie il cui solo osservarne intensamente il colore faceva bruciare coni e bastoncelli all'interno del bulbo oculare), destinati a fare volume.
Eravamo dei bambini fondamentalmente onesti e non ci imboscavamo nemmeno una parte dei proventi; in questo eravamo notevolmente avvantaggiati dal fatto che nessuno, all'uscita di scuola, ci avesse mai offerto delle caramelle alla droga, altrimenti forse quei soldi avrebbero preso un'altra direzione.

Poi veniva la parte più bella, e cioè la costruzione vera e propria.
Prendevamo tre scatole, una più piccola dell'altra, tipo matrioska,e poi riempivamo la più interna solo di squisitezze, la seconda con un contenuto medio, la terza quasi solo coriandoli.
Poi rinforzavamo il tutto con ulteriori paratie di cartone e nastro da pacchi, fino a darle una corazzatura tipo carro T34 sovietico, e la abbellivamo con carta crespa colorata.
Dopodichè la si imbragava, si tendeva una corda fra i caseggiati ed il gioco era più o meno fatto.
Bastava un bel bastone, sottratto alla scopa di casa e una certa predisposizione alle mischie rugbistiche fra i partecipanti, sempre ansiosi di poter aumentare le proprie ecchimosi e croste sulle ginocchia.

Bei ricordi, cazzo.
lunedì, 24 dicembre 2007
author: Conigliolo @ 20:15
category: considerazioni molto importanti, ohibò
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E' proprio vero che metà del mondo non sa come vive l'altra metà (proverbio del cazzo che ho inventato adesso adesso per l'occasione; spero di aver reso l'idea).
Ero qui al pc bello tranquillo (io, bello tranquillo, non il pc), senza avere un solo pensiero al mondo, se non quello di non ingozzarmi troppo domani, quando ad un certo punto, sfruculiando fra le foto di Flicker, ho avuto un tuffo al cuore.
Il buon Charliecappa aveva postato una fotografia che sembrava appena uscita da qualche demonologia antica: e questo sarebbe ancora niente, se non si trattasse di abomini con cui viene a contatto ogni giorno per cause lavorative.
Certo, il Charlie è giovane,il cuore è saldo ed il coraggio non gli manca, ma ciò non diminuisce la mia pena e le mie ambasce che provo nei suoi confronti, dapprima come essere umano e vieppiù come amico.
Capita infatti, che quest'uomo, che mi si è svelato soltanto ora in tutta la sua presumibile integrità morale e saldezza nervosa, debba lavorare, per giunta in ore notturne, in un hotel che ha il coraggio di reclutare, annidati tra la sua mobilia, simili orpelli:

                              

Abbiamo, nell'ordine:
  • Due busti di musicisti, pare Shubert e Puccini, con la tracotante sicumera di un paio di ragazzini che raccontano le loro prodezze sessuali al bar: "Ci siamo appena trombati Manon Lescault", sembrano voler dire con quelle faccione tronfie da sopra l'armadio;
  • Un capodimonte con i due gatti dalla bruttezza deforme e dalle facce più assurdamente e ridicolmente stupite che si siano mai visti;
  • Il troncone di un faraone, verosimilmente Tuthankhamon, che sembra piuttosto contrariato ed a disagio sopra ad una colonna di qualche pianerottolo di un albergo di Pordenone piuttosto che trovarsi come di dovere in una sala di un museo egizio; ed infatti porta sfiga al solo guardarlo;
  • Il vero chef d'oeuvre di tutto l'arredamento: una statuina di porcellana che nel cuore dell'artista voleva essere forse un orso circense, ma potrebbe essere qualsiasi cosa vagamente zoomorfa esistente al mondo. Trattasi palesemente di un manufatto dall'intrinseca malvagità, con la cui influenza  pare capace di attirare, in menti deboli, malefatte capaci di tingere la luna di sangue;
  • Un buddha, teorico latore di serenità e allegra giuocosità all'ambiente, che invece ha l'espressione di un contadino pervertito e ciucco delle campagne toscane e a cui non volterei le spalle nemmeno per isbaglio;
  • Un babbo natale versione standard, con però forse la novità della slitta trainata da paperelle
  • Un babbo natale in mise blu ad alberucci e stellette che sembra essere partorita da Missoni in acido
In questi giorni, in cui le condizioni operative di molti lavoratori sembrano essere tornate alla ribalta, mi sembra giusto puntare il dito contro quei vigliacchi dei padroni di questo hotel che lasciano in balia di tali suppellettili, offensive del più elementare buon gusto e palesemente minacciose, il loro personale qualificato.
Fatti forza, amico mio: adesso tutti sanno e non dovrai più soffrire in silenzio.
lunedì, 17 dicembre 2007
author: Conigliolo @ 13:59
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Ieri sono andato al mercatino dell'artigianato a Genova.
C'erano un sacco di luci e colori, e pensavo a come mi sarebbe piaciuto andarci da bambino: chissà quale magia mi sarebbe sembrata scaturire da quelle bancarelle, invece di pensare che tutto sommato i bancarellari sono alla fin fine dei comuni negozianti ed io ai loro occhi sono un pollo da spennare.
Ed invece mi sarebbe sembrato tutto una meraviglia.
C'è anche da dire che io sono tanto tonno da essermi creduto fino a 12 anni che esistesse Gesù Bambino (io ero un pasdaran di quest'ultimo, e guardavo con sospetto il nordico Babbo Natale): tutti i miei compagni a prendermi per il culo e a dirmi guarda fesso che i doni li portano i genitori, ed io niente, imperterrito a pensare che se erano così cattivi, recalcitranti e disubbidienti da non ricevere doni nemmeno da quel cazzone di Santa Klaus, allora erano veramente dei poveracci.
Fiutai finalmente puzza di bruciato quando, sotto le feste, trovai un'autopista nell'armadio nei miei: o mio padre aveva avuto un attacco di infantilismo piuttosto preoccupante o cadeva tutto un castello di credenze.
Mio padre dimostrò di essere interessato solo alla guida della 127, ed io trassi le debite conclusioni.
Non fosse stato per quell'autopista, malamente nascosta (ed in effetti era difficilmente occultabile), probabilmente spedirei le letterine agli angeli ancora adesso: grazie Polystil.
Quello che però mi viene da pensare è: ci saranno ancora dei familiari con tanto tempo e voglia di imbastire queste favole ai loro piccoli?
Ci saranno, nell'era di internet, bambini tanto innocenti da credere a simili illusioni?
Oppure romperanno le palle ai genitori perchè gli comprino i gormiti già i primi di novembre?
Ci sono ancora dei bambini in giro, porcapaletta, o si fanno le seghe già alle elementari?
venerdì, 14 dicembre 2007
author: Conigliolo @ 20:34
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Leggo da Repubblica che qualche genio si è accorto che al Motor Show di Bologna, a presentare le macchine, c'è un sacco di ragazze in abiti succinti, e se ne è risentito per la perdita di prestigio di tutto l'ambaradan.
Che figura ci facciamo nei confronti di altre kermesse straniere similari, si sono domandati 'sti geni?

Signori, da che mondo è mondo, il binomio donne e motori è inscindibile.
Non si può mettere una macchina nuova davanti ad una torma di ragazzini, a volte solo nel cervello a discapito della vera età anagrafica, e farla presentare da un anziano che fuma la pipa; bisogna metterci la stragnocca che si struscia languida sulla carrozzeria come se a non farlo ne andasse della sua stessa vita.

Così gli ormoni degli astanti fibrillano vieppiù e pensano, i giovani mentecatti, che, acquistando quel particolare modello di scatoletta superaccessoriata e col motore di un razzo missile, otterranno in cambio lo strusciarsi perpetuo sulla lucente carrozzeria di un simile modello di femmina,o almeno di una di pari qualità, o alle brutte anche di un mezzo cesso(ma sempre dotata di gnugna©).
Il che può essere anche vero, per l'amor del cielo, ma anche no. Del resto dei pirla dei genere si meritano solo di trovare un simile esemplare di femmina turboricettiva, che appena trovano l'amico che sotto il culo ci ha due cavalli in più, li lasciano con una mano sul cambio e l'altra sul pacco(la mano è del turbofesso).

Nessuno vuole rimorchiare un anziano con la pipa. Non ci sono gerontofili al Motor Show.
Non che sia ad essi vietato l'accesso, ma proprio è una categoria che non va a simili manifestazioni; è più facile trovarli alla Fiera del pannolone, alla Sagra della comoda, alla Biennale della prostata(mai come in quest'ultimo caso i maniaci li trovi tutti al cesso).

Quindi, care teste a pinolo, è inutile che vi scandalizzate tanto e discettiate sulla serietà della manifestazione.
E' come se io ieri sera, andando al cinema a vedere Hitman, film tratto da un videogioco per la Play, a metà proiezione mi fossi alzato in piedi e mi fossi lamentato del fatto che un pericolosissimo e ultrasegreto sicario non possa andare in giro indisturbato in giro con un codice a barre tatuato sulla pelata senza essere sgamato dalla pula dopo 15 secondi.
E dai caramba, dopo meticolose indagini.
martedì, 04 dicembre 2007
author: Conigliolo @ 14:41
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Grazie a tutti coloro che mi hanno cercato di mettersi in contatto con me via pvt, sms e telefono.
Mi scuso, e mi riferisco soprattutto ai pvt, con quanti non hanno avuto risposta; avevo staccato completamente internet.
Proviamo a riprendere
Vediamo cosa succede