venerdì, 11 gennaio 2008
author: Conigliolo @ 21:53
category: considerazioni molto importanti
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Commenti
#1    11 Gennaio 2008 - 22:43
 
le goleador sono buonissime io avrei preso a mazzate gli altri bambini pur di averle
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#2    11 Gennaio 2008 - 22:48
 
la pentolaccia, questo sconosciuto. Mi rammarico di non essermi mai esibito nel bastonare 'sta matassa di cartone piena di chicchi accontentandomi, da vero budello, di tirare i sassi alle papere
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#3    12 Gennaio 2008 - 10:17
 
che poesia da libro cuore...
x noi bambini di periferia milanese il massimo era fare scoppiare le cacche con le miccette!
OLA!
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#4    12 Gennaio 2008 - 10:53
 
la vostra onestà è in netta contraddizione con il vostro volantinare per il partito socialista. ma questa probabilmente è un'altra storia.
e su questo argomento non ho altro da aggiungere
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#5    12 Gennaio 2008 - 12:15
 
Noto che hai ritrovato il tuo buonumore ;))))
Ok...ok...volevo solo farti un saluto e mandarti un bacio :))))
Fa' il bravo...
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#6    12 Gennaio 2008 - 14:34
 
davvero, cazzo.
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#7    12 Gennaio 2008 - 15:28
 
Bei tempi davvero... Per gente come noi che abbiamo vissuto questo genere di cose non di sicuro, ma per quelli di ora è davvero triste!
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#8    12 Gennaio 2008 - 18:23
 
Bello veramente...io non l' ho mai fatto...però avevo la cerbottana e sparavo pallottole di stucco per infissi negli occhi dei bambini più piccoli....sempre stato un bravo bambino io......
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente capelliVSricko

#9    12 Gennaio 2008 - 23:45
 
x findarto: vero. E sono rimaste le stesse, inalterate nel tempo.
No alle goleador alla frutta

x Beneselve: ma alle papere non vanno lanciati i fischioni?

x Skunky: beh, ma è poersia anche quella, anzi

x Lattore: vero. e forse ne parlerò più in dettaglio, in seguito

x la prof: un bacio anche a te.
E più il bravo di così sarei morto

x Petarda: vero, eh?

x Fish: mah, credo che comunque qualche pentolaccia la facciano ancora, dai

x Capelli: le cerbottane con lo stucco.
Vero. Bisogna che parli anche di questo, prima o poi
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#10    14 Gennaio 2008 - 14:01
 
Non ho mai fatto la pentolaccia, da noi non si usava. Ma andare in giro a rompere i coglioni, oh, quello sì.
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#11    14 Gennaio 2008 - 17:22
 
Ulp! Anche tu per i socialisti?
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Commenti

Volevo parlare della pentolaccia; quella cagata meravigliosa attraverso la quale i bambini rischiano i denti in un duplice modo.
Con il bastone mulinato contro lo sfuggente manufatto da qualche amico scarso di coordinazione e di diottrie in primo luogo, e poi secondariamente nelle settimane a venire, con il mostruoso carico di zuccheri che un buon raccolto comportava.

Noi bimbi di Ripamare ce la facevamo privata, per il nostro quartiere, e addirittura ricordo un paio di edizioni in cui,autarchicissimi, la imbastimmo per i nostri due soli caseggiati gemelli: del resto bastava andare a rompere un po' le palle ai condomini a farci sganciare qualche mille lire per comprare i dolci.
La maggior parte ce li davano volentieri senza fiatare e solo alcuni, che venivano immediatamente messi fra i cattivi ( non che questo comportasse nulla, se non una punta di astio nel salutarli), facevano qualche storia.
Pochissimi erano quelli che, per nulla impietositi dalla nostra tenera età, non davano niente,  perlopiù facendo finta di non essere in casa, come quando passa il prete a benedire.
A costoro, ancora adesso riserbo il mio più completo disprezzo e la voglia mai sopita di rompergli uno stuzzicadenti nel citofono quando passo sotto le loro abitazioni, o di fargli la fiancata stile impero con una chiave ben molata.
A parziale discolpa di queste stramaledette pigne (o taccagni, per i non coccinanti), c'è da dire che,io e Mauro, amico con il quale dividevo la buona e la cattiva sorte in imprese del cazzo tipo queste, sotto le elezioni facevamo lo stesso giro del quartiere portando di casa in casa i manifestini del partito socialista.
Avete letto bene, proprio di quello, ed ai tempi d'oro, peraltro. Un crimine in più a suo carico, mai arrivato ai disonori delle cronache, anche se alla fine ci divertivamo a farlo, e soprattutto ci faceva ridere moltissimo lo sputare sopra le cassette della posta per affiggere i più grandi, quando finivamo lo scotch.

Comunque, finita la fase di raccolta, si faceva il giro dei negozi di alimentari ( i supermarket non c'erano ancora)a comprare i dolci, dividendoli fra quelli di qualità (Goleador, cioccolatini e caramelle di marca), e quelli più scabecci (caramelle, cicche e liquirizie il cui solo osservarne intensamente il colore faceva bruciare coni e bastoncelli all'interno del bulbo oculare), destinati a fare volume.
Eravamo dei bambini fondamentalmente onesti e non ci imboscavamo nemmeno una parte dei proventi; in questo eravamo notevolmente avvantaggiati dal fatto che nessuno, all'uscita di scuola, ci avesse mai offerto delle caramelle alla droga, altrimenti forse quei soldi avrebbero preso un'altra direzione.

Poi veniva la parte più bella, e cioè la costruzione vera e propria.
Prendevamo tre scatole, una più piccola dell'altra, tipo matrioska,e poi riempivamo la più interna solo di squisitezze, la seconda con un contenuto medio, la terza quasi solo coriandoli.
Poi rinforzavamo il tutto con ulteriori paratie di cartone e nastro da pacchi, fino a darle una corazzatura tipo carro T34 sovietico, e la abbellivamo con carta crespa colorata.
Dopodichè la si imbragava, si tendeva una corda fra i caseggiati ed il gioco era più o meno fatto.
Bastava un bel bastone, sottratto alla scopa di casa e una certa predisposizione alle mischie rugbistiche fra i partecipanti, sempre ansiosi di poter aumentare le proprie ecchimosi e croste sulle ginocchia.

Bei ricordi, cazzo.